venerdì 29 gennaio 2010

Il segno cinese ed il mio ascendente


SERPENTE
Nome cinese: SHE
Numero d'ordine: Sesto
Ore governate: 9 a.m. - 11 a.m.
Direzione del segno: Sud-Sud-Est
Stagione e mese: Primavera - Maggio
Segno Occidentale: Toro
Elemento fisso: Fuoco
Radice: Negativa


LA PERSONALITA' DEL SERPENTE: Filosofo, teologo, mago della politica, astuto finanziere... il nativo del Serpente è il pensatore più profondo e l'enigma più grande del ciclo cinese.E' dotato di saggezza innata ed è un mistico. Garbato e discreto, ama i buoni libri, i cibi raffinati, la musica e il teatro; predilige tutte le cose migliori della vita. Le donne più belle e gli uomini più poderosi nascono di solito sotto questo segno. Perciò, se siete del Serpente, vi troverete in buona compagnia. Un individuo di questo segno in genere si affida al proprio giudizio e non comunica bene con gli altri. Può essere profondamente religioso o psichico oppure, per contro, completamente edonista. In ogni caso, si fida delle sue vibrazioni assai più che dei consigli altrui. E molto spesso... ha ragione! Come il Drago, il Serpente è un segno karmico. La sua vita finisce in trionfo o in tragedia, a seconda delle sue azioni passate. E anche se lo negherà, è molto superstizioso dietro la sua facciata scettica. Le persone nate sotto altri segni possono rimandare il pagamento alla prossima vita (se si crede nella reincarnazione), ma il Serpente sembra destinato a pagare prima di andarsene. Forse questa è la sua scelta, perché una persona nata sotto questo segno è straordinariamente intensa e cerca di saldare i conti, consciamente o inconsciamente, in tutto ciò che fa. E' difficile che un nato nell'anno del Serpente sia turbato da problemi economici. Ha la fortuna di disporre di ciò che gli serve. Se i fondi scarseggiano, è in grado di rimediare alla situazione. Tuttavia, un Serpente non dovrebbe giocare d'azzardo: alla fine ci rimetterebbe. Se subisce perdite sensibili, è probabile che la cosa non si ripeta: il Serpente impara in fretta. E' capace di rifarsi con sorprendente rapidità e di regola è cauto e astuto negli affari.




LA PERSONALITA' DELL'ASCENDENTE PECORA: E' il segno più femminile dello zodiaco cinese. Il nativo dell'anno della Pecora è il buon samaritano del ciclo. E' virtuoso, sincero, e facile a lasciarsi commuovere. Quasi sempre è mite, addirittura timido. Nel migliore dei casi ha spirito artistico e creativo; in quello peggiore, tende a lasciarsi sopraffare dai sentimenti, è pessimista e chiuso. Il nativo della Pecora è famoso per la sua bontà e la sua compassione. Sa perdonare facilmente ed è comprensivo nei confronti dei difetti altrui. Detesta i programmi rigorosi, e non sopporta né l'eccessiva disciplina né le critiche. Ama i bambini e gli animali, è vicino alla natura e affezionatissimo alla famiglia. Tende addirittura a soffocare con le sue premure materne l'oggetto del suo affetto. È di umore variabile e gli è impossibile lavorare sotto pressione. Anche essere obiettivo gli è molto difficile. L'aspetto esteriore della Pecora, modesto e tranquillo, ben nasconde la sua decisione interiore. Quando è minacciato, il nativo sa reagire con appassionata fermezza, anche se detesta combattere. Se viene trascinato in una discussione, preferisce imbronciarsi, piuttosto che dirvi in faccia ciò che lo sconvolge. I suoi silenzi e i suoi bronci ottengono probabilmente più di quanto otterrebbe una scenata collerica; e così finisce spesso per spuntarla. Da bambino, molto di frequente viene viziato da un genitore o da entrambi. I cinesi credono che la fortuna sorrida alla Pecora perché ha indole pura e buon cuore. Non lesina tempo e denaro per aiutare gli altri. Quando non sapete a chi rivolgervi e non avete denaro, potete star certi che il nativo della Pecora non vi respingerà. Avrà sempre le tre cose più importanti della vita: cibo, riparo e vestiario. Dovunque vada, incontrerà persone che lo aiuteranno.

Il terzo Specchio



Il terzo Specchio Esseno è uno degli specchi più facili da riconoscere, perché è percepibile ogni volta che ci troviamo alla presenza di un’altra persona, quando la guardiamo negli occhi e, in quel momento, sentiamo che accade qualcosa di magico. Alla presenza di questa persona, che forse non conosciamo nemmeno, sentiamo come una scossa elettrica, la pelle d’oca sulla nuca o sulle braccia...sentiamo una sorta di attrazione magnetica nei confronti dell’altro e siamo portati a pensare di essere innamorati oppure non riusciamo a capire perché ci sentiamo così attratti. Che cosa è successo in quell’attimo? In quel momento, quando sentiamo un pizzicorìo lungo la colonna vertebrale, la vita ci mostra qualcuno che possiede delle qualità, delle caratteristiche che abbiamo perduto e ricerchiamo per recuperare la nostra interezza. Noi siamo attratti da coloro che possiedono ciò che abbiamo perso per rinforzare la nostra mancanza, fin tanto che non lo riconosciamo e lo recuperiamo nella nostra vita.

Attraverso la saggezza del terzo specchio ci viene chiesto di ammettere la possibilità che, nella nostra innocenza, rinunciamo a delle grosse parti di noi stessi per poter sopravvivere alle esperienze della vita. Queste "parti di noi" possono venir perse più o meno consapevolmente, o portate via da coloro che esercitano un potere su di noi.
Se ci troviamo in presenza di qualcuno e, per qualche motivo inspiegabile, sentiamo l’esigenza di passare del tempo con lui, poniamoci una domanda: che cos'ha questa persona che io ho perduto, ho ceduto, o mi è stato portato via? La risposta potrebbe sorprenderci molto, perché in realtà riconosceremo questa "sensazione di familiarità" quasi verso chiunque incontriamo. Vedremo cioè delle parti di noi stessi in tutti. Questo è il terzo mistero dei rapporti umani.

giovedì 28 gennaio 2010

tra sogni e realtà alternative






Gli stregoni dell’antico Messico erano estremamente pragmatici, e per dare funzionalità ai movimenti del Punto d’assemblaggio elaborarono due complessi sistemi che costituiscono le basi della stregoneria tolteca: l’arte di sognare e l’arte dell’agguato.
Attraverso l’arte di sognare si impara a muovere coscientemente il Punto d’assemblaggio in una nuova posizione, mentre l’arte dell’agguato mira a fissarlo nella posizione in cui esso sia stato spostato.
Il sognare dei toltechi è facile e difficile nello stesso tempo: si inizia con l’intento di diventare coscienti, durante il sogno, del fatto che si sta sognando. Per ottenere questa consapevolezza, gli stregoni sono soliti servirsi di diversi espedienti, come ad esempio seguire coscientemente il momento in cui si addormentano, oppure ripetersi mentalmente con forza l’intento di osservare le proprie mani una volta iniziato il sogno. Dopo molto allenamento e, soprattutto, dopo aver accumulato sufficiente energia è possibile sperimentare ciò che in Occidente è stato chiamato “sogno lucido”, un sognare cosciente, nel quale si può agire e decidere esattamente come nella vita quotidiana, senza tuttavia essere vincolati agli stessi limiti (leggi della fisica).Contemporaneamente si è anche coscienti del fatto che il proprio corpo è steso sul letto e dorme.
Gli stregoni dell’antico Messico non si limitarono però a sperimentare dei semplici sogni lucidi: attraverso continui perfezionamenti arrivarono a sviluppare uno speciale tipo di attenzione, che permise loro di mantenere ferme ed osservare, intensamente e a volontà, le immagini del sogno.
Questa particolare attenzione del sogno che viene chiamata da Castaneda anche seconda attenzione per distinguerla dalla normale attenzione quotidiana, divenne il presupposto per una delle scoperte più sconcertanti degli antichi toltechi: questi esploratori del sognare furono in grado di portare le tecniche del vedere all’interno dell’attenzione del sogno.
Il vedere nel sogno gli permise fra l’altro di scoprire che la maggior parte delle loro esplorazioni oniriche avvenivano in “luoghi” fantasma, privi di una propria consistenza energetica, frutto solo della fantasia e della memoria. Quando uno stregone vede nel sogno le immagini fantasma rimangono tali e quali, mentre ciò che è reale appare come un generatore di energia (si mostra cioè come costituito di fibre luminose).

martedì 26 gennaio 2010

a proposito di liquidi...



Secondo uno dei più prolifici pensatori della nostra epoca, Zygmunt Bauman, viviamo una vita-liquida e siamo immersi in una modernità-liquida. Anche la società attuale, soprattutto quella delle aree geografiche di maggior benessere, è una società-liquida. “Una società”, scrive il sociologo britannico, “può essere definita liquido-moderna se le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure”. In questo tipo di società, continua Bauman, “È incauto dunque trarre lezioni dall’esperienza e fare affidamento sulle strategie e le tattiche utilizzate con successo in passato: anche se qualcosa ha funzionato, le circostanze cambiano in fretta e in modo imprevisto (e, forse, imprevedibile)”. Insomma, quella che viviamo è una vita di incertezza e precarietà, in cui l’individuo non può aggrapparsi a nulla di stabile, poiché, come è noto, nulla mantiene una posizione certa per l’intero arco di un’esistenza. Non sono stabili le istituzioni, le condizioni economiche e lavorative, i fondamenti culturali ed etici. Cambiano continuamente i gusti, i comportamenti, le opinioni, i valori. La vita liquido-moderna ha mutuato dalla moda i cambiamenti stagionali. Quella del turn over è diventata la dimensione naturale dell’individuo. Il modello antropologico che si è imposto sopra tutti gli altri modelli è quello dell’homo eligens, l’uomo che sceglie continuamente, poiché tutto muta, costringendolo a prendere sempre nuove decisioni, che in seguito saranno sostituite da altre scelte. L’uomo che sceglie, non è l’uomo che ha scelto.
La scelta definitiva, identitaria, appartiene alle società del passato o a quelle che, ancora oggi, vivono secondo principi tradizionali, come le enclavi tribali e certe comunità di tipo religioso. La vita liquido-moderna è anche una vita di consumi. L’homo eligens è, infatti, l’homo consumens, intrappolato tra la compulsione ad acquisire merci, beni e gratificazioni immediate e la tendenza inevitabile a disfarsene per rimanere al passo di un eterno presente. In tale condizione esistenziale, due sono i fattori più importanti: la catena di produzione e consumo e quella di smaltimento. I rifiuti, lo abbiamo letto sui giornali e visto nei notiziari televisivi a proposito del caso “Campania”, sono la priorità assoluta della società liquido-moderna. Un altro elemento fondante della modernità liquida è la paura, che diventa condizione permanente di strisciante disagio esistenziale. La diade paura-sicurezza è alla base di tutto, dalla finanza all’advertising, dall’informazione alla politica. L’individuo della società liquida, non potendo appoggiarsi a nulla, non avendo certezze, sviluppa una psicologia angosciata e ansiogena. L’uomo occidentale è ossessionato dalla sicurezza, dal benessere, dalla giovinezza, dalla prestanza, dalla bellezza. Fitness e wellness scongiurano, ma solo nell’immaginario ansioso, l’approssimarsi di invecchiamento e malattie. La morte è assimilata alla spazzatura, la sozzura finale che attende l’individuo alla fine della vita.
Ora se l’analisi di Bauman è corretta, non lo è necessariamente la diagnosi. Nello studioso inglese, infatti, si avvertono i segni di una sociologia di stampo marxista, che vede gli eventi come concatenati e inevitabili. C’è, neanche tanto velato, un giudizio negativo nei confronti della società liquido-moderna, soprattutto se confrontata con quella precedente, che lui chiama solido-moderna e che coincide con la società industriale del primo capitalismo.
Il mondo liquido in cui viviamo ha un andamento simile al moto perpetuo o al movimento oscillatoria del pendolo. Tuttavia, se la vita biologica è in continua metamorfosi, perché non dovrebbe esserlo la società? Eraclito, nel trattato Sulla Natura affermava che “Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell'impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va”.

Nella filosofia buddista si afferma ripetutamente che il cambiamento è inerente a ogni esistenza fenomenica e che non vi è nulla nel campo animato o inanimato, organico o inorganico che si possa definire permanente, e anche se dessimo questa denominazione a qualcosa, inevitabilmente essa sarebbe desinata a cambiare, a sottoporsi a qualche metamorfosi.

Nella prima riga del Tao Tê Ching, scritto secondo la tradizione nella prima metà del VI secolo a.C. da Lao-tzu, si legge: “La Via veramente Via non è una via costante”. In cinese Tao significa Via, ma, come afferma J.J.L. Duyvendak, dall’idea opposta: questa via è“la caratteristica di una via comune è di essere immutabile, costante, permanente. Ma la Via di cui si tratta qui è caratterizzata dalla perpetua mutevolezza stessa. L’Essere e il Non-Essere, la vita e la morte si alternano costantemente. Non vi è nulla di fisso o immutabile”.

Come ha scritto anche Spencer Johnson nel suo celebre bestseller (Chi ha spostato il mio formaggio?), “il cambiamento continuo è una condizione naturale, sia che noi ce lo aspettiamo, sia che ci colga di sorpresa”.

La grande scoperta di Bauman non è stata quella di evidenziare l’essenza liquida della vita moderna, ma di indicarci l’inedita velocità del cambiamento. Il fiume di Eraclito corre impetuoso verso le rapide. L’uomo contemporaneo non deve ricorrere alla filosofia per accorgersi di essere immerso nell’impermanenza, è sufficiente che si guardi attorno. Ecco, Bauman è un grande analista, ma non ci indica alcuna strada per uscire dallo stato di modernità-liquida. Il Tao, invece, ci insegna, con secoli di anticipo, che l’uomo deve essere come l’acqua, che scorrendo si adegua ad ogni superficie, aggirando gli ostacoli, trovando sempre nuove strade per proseguire la sua corsa.
Per Bauman, la cultura della modernità liquida è una cultura ibrida, onnivora, post-gerarchica, che postula l’eguaglianza di tutte le culture, insomma una cultura “evasiva, di facili gusti, imparziale, ben disposta e desiderosa di assaggiare qualsiasi proposta e di ingerire e digerire il cibo di qualsiasi cucina”.

Non è una cultura semplicemente globale o cosmopolita, ma una cultura extra-territoriale, che sfugge ad ogni forma di identificazione etnica, religiosa, politica, morale. L’extraterritorialità è, infatti, il lusso dell’uomo della società liquido-moderna. Coloro che possono permettersela, rifugiandosi nei “nessun dove” virtuali e reali, godono del privilegio di essere inafferrabili, in continuo movimento, sempre addentro un presente potenziale. L’homo eligens/consumens è la manifestazione biologica e culturale delle qualità metamorfiche della modernità. La sua è un’ibridazione permanente.
La pittura contemporanea, come espressione visiva della società liquido-moderna, è in parte caratterizzata dalla tendenza a mescolare ed equiparare fonti iconografiche entro un orizzonte post-gerarchico. È una pittura fusion, ibrida e globale, capace di rispecchiare la sostanziale inafferrabilità della vita contemporanea. Si può parlare di una pittura liquido-moderna? Forse sì, se la si identifica con le evoluzioni e mutazioni del codice genetico Pop, che contiene già i prodromi della tendenza verso l’ibridazione e la mescolanza, verso l’equiparazione onnivora e anti-gerarchica di ogni forma di cultura.

lunedì 25 gennaio 2010

proviamo a fare questo esercizio...




Inventarsi un proprio dio ed una propria religione può aiutare a capire i meccanismi di molti che tentano continuamente di imbrogliarci per attirarci nelle loro sette.
Facendo questo esercizio non ci cascherete mai!
Eh, eh eh...provare per credere!

se conosci l'inglese clicca su questo link: bit.ly/RebrandGod

martedì 19 gennaio 2010

Una montagna


di Lucio Battisti da: E già – 1982 - Velezia-Battisti

Il tipo inizia sorridente e fa
Ho qui il segreto della serenità
Che poi non è un segreto veramente
Ma un altro modo di atteggiar la mente
Continua allegro sullo stesso tono
Lo sai cos'è cattivo e cos'è buono
Che cosa è brutto e invece cosa è bello
Quello che stabilisce il suo cervello
Una montagna può sembrare un uomo
Se lo decidi tu
Disteso calmo ad osservare il cielo
Se tu vuoi così
Il controluce di un gabbiano in volo
Se lo decidi tu
Può dissipare in un momento il velo
Se tu vuoi così
Niente di misterioso amico mio
Questa è una cosa che ho provato io
Ne ho constatato un grande giovamento
Lo posso garantire al cento per cento
Scaccia quell'ombra scura che hai sul viso
Non sai quanto fa bene un bel sorriso
Prima a te stesso e poi a chi ti sta intorno
Finisce il buio ed incomincia il giorno
Una montagna può sembrare un uomo
Disteso calmo ad osservare il cielo
Il controluce di un gabbiano in volo
Può dissipare in un momento il velo
Dentro di noi c'è un libro bianco e nero
Che io mi fermo a leggere ogni tanto
Se tu vuoi così
Quando non sono sicuro del sentiero
Se lo decidi tu
Perché è lì che è scritto tutto quanto
Se tu vuoi così
Non voglio adesso esagerare tanto
Mi basta che ti piaccia l'argomento
Ti vedo già più sciolto e contento
Rimani in onda e segui mentre canto.
Una montagna può sembrare un uomo
Se lo decidi tu
Disteso calmo ad osservare il cielo
Se tu vuoi così
Il controluce di un gabbiano in volo
Se lo decidi tu
Può dissipare in un momento il velo
Se tu vuoi così
Dentro di noi c'è un libro bianco e nero
Se lo decidi tu
Che io mi fermo a leggere ogni tanto
Se tu vuoi così
Quando non sono sicuro del sentiero
Se lo decidi tu
Perché è lì che è scritto tutto quanto
Se tu vuoi così
Una montagna può sembrare un uomo
Se lo decidi tu
Disteso calmo ad osservare il cielo
Se tu vuoi così
Il controluce di un gabbiano in volo
Se lo decidi tu
Può dissipare in un momento il velo
Se tu vuoi così
dentro di noi c'è un libro bianco e nero
che io mi fermo a leggere ogni tanto
quando non son sicuro del sentiero
perchè è lì che è scritto tutto quanto.

lunedì 18 gennaio 2010

Il secondo specchio


"...Non credere a quanto ti viene annunciato come verità dottrinale solo per la forza carismatica di chi lo fa; né devi credere per un fatto di religione, di cultura, di casta, o di razza; né per un'imposizione qualunque, sia pure manifestata in buona fede. Credi solo se quanto ti viene indicato trova corrispondenza nella tua anima e nel sano giudizio che alberga in te. Solo così sarai un uomo libero e capace di promulgare, a tua volta, la Verità agli altri." (Gotama Siddartha, il Buddha)


Si sa che tutti i sentimenti suscitati da un'interazione con un'altra persona, derivano dal compimento del karma e servono ad esso. Fatta eccezione per il contatto con la propria anima di Fiamma Gemella: pur essendo possibilissimo che essa sia entrata nel nostro karma e si abbiano nodi karmici da sciogliere, i sentimenti da essa suscitati sono e restano della dimensione vibrazionale superiore. Questo perchè non sussiste distinzione a livello di Spirito, ma solo di corpo.

Il secondo specchio esseno, dei rapporti umani, ha una qualità simile alla precedente ma è un po’ più sottile. Anziché riflettere ciò che siamo, ci rimanda ciò che noi giudichiamo nel momento presente.Il Secondo specchio esseno richiama in noi la lezione della Tolleranza.Una fra le più ardue. Se siete circondati da persone, i cui modelli di comportamento vi provocano frustrazione o scatenano la vostra rabbia o astio e se percepite che quei modelli non sono vostri in quel momento, allora chiedetevi: Mi stanno mostrando me stesso nel presente? Se potete onestamente rispondervi con un no c’è una buona probabilità che vi stiano invece mostrando ciò che voi giudicate nel momento presente. La rabbia, l’astio o la gioia che voi state giudicando. Pensiamo a quando varie persone impersonano gli stessi modelli per voi esprimendo rabbia ed astio. Vi è mai capitato di essere irritati o ansiosi di arrivare da qualche parte e di salire in macchina rendendovi conto che avete fatto continuamente delle scelte sbagliate: in banca avete scelto la fila più lenta, avete sbagliato la rampa di accesso nel raccordo stradale, e ora mentre guidate vi ritrovate dietro a macchine che vanno come lumache.Può darsi che quelle persone vi stiano riflettendo ciò che siete in quel momento.
Quando ci isoliamo, quando nessuno ci pare così interessante da poter proseguire con una vera relazione sia essa di amicizia o sentimentale, quando evitiamo -tout court- alcune persone perchè non ci piacciono a priori, forse perchè sono estracomunitarie o straniere e parlano una lingua che non comprendiamo, o non sanno bene l'italiano oppure sono persone di ceto sociale basso o che consideriamo di basso spessore evolutivo o perchè ci sembrano essere petulanti o superficiali. Ed ecco che, puntualmente, ci ritroviamo puntualmente ed inspiegabilmente circondati dalla tipologia di persone che più detestiamo. Forse siamo intolleranti, e questi incontri servono ad insegnarci quegli aspetti di vita che rifiutiamo, a comprendere perchè vengono adottati e, soprattutto, a non giudicare. Per imparare questa lezione, anzichè respingere quelle persone dobbiamo semplicemente accoglierle! Dunque, odio la superficialità e rinnego la mancanza di intelligenza e il desiderio di conoscenza, e le "amiche" che al momento sono le più strette, sono distanti 2 megaparsec da discorsi spirituali, sono di una frivolezza degna del titolo di Letterina e il pensiero più ricorrente che sembrano avere è come perdere 3 kg per conquistare più uomini. Spesso è difficile mantenere tolleranza, ma saper tollerare è uno dei passi necessari per arrivare all'Amore incondizionato. Siamo tutti potenzialmente uguali sul piano evolutivo, alcuni necessitano di più tempo per crescere e sono come probabilmente eravamo noi qualche vita addietro.Chi è "diverso" da noi può aiutarci ad acquisire punti di vista che prima non avevamo, ad espandere il nostro pensiero...le persone meno evolute andrebbero ringraziate, perchè nella peggiore delle ipotesi forniscono l'esempio da non seguire. Non per questo vanno denigrate o emarginate. Quando ci isoliamo da una persona che non tolleriamo, abbiamo perso un'occasione di apprendimento.